lunedì 31 marzo 2008



"UN BRINDISI ALLA CMC..."

Ecco, ieri notte in un bar "nostro" ci siamo ritrovati a chiacchierare della nostra realtà, delle elezioni, della mancanza di lavoro e dei tantissimi impegni che porteremo avanti, sia nella vita che nella militanza.

Quel brindisi ci ha spinto a riflettere sulla CMC 451.

Siamo ancora in piedi, tra mille e passa problemi, tra l'ondata inarrestabile di emigranti militanti, che per lavoro sono COSTRETTI ad abbandonare la nostra Terra ed il FRONTE di LOTTA.

L'elenco di chi ci ha lasciato, speriamo temporaneamente, è fin troppo lungo.

Camerati che per necessità cercano fortuna altrove, imbavagliati dalla disoccupazione.

Camerati che hanno problemi in casa per essersi schierati, soprattutto sotto le elezioni, dove i Grandi Politicanti obbligano a votare per qualche Grande partito, promettendo mari e monti, come in una qualsiasi pubblicità televisiva.

Questo si chiama ricatto, RICORDIAMOCELO.

Camerati che nelle scuole si sono sentiti minacciare ed apostrofare come SOVVERSIVI per aver osato la distribuzione di qualche volantino con un testo di Giovanni Papini di inizio Novecento...per di più da professori che si definiscono, blaterando, di destra...

Cosa significa ESTREMISTI?

Noi non siamo nè intolleranti, nè razzisti, nè vogliamo stravolgere l'ordine democratico delle cose. E allora?

Sognamo una Repubblica Sociale dove i Cittadini DEVONO AVERE IL DIRITTO ALLA VITA e IL DOVERE DI DIFENDERE CIO' CHE è STATO CONQUISTATO come il DIRITTO AL LAVORO SICURO, RETRIBUITO e TUTELATO degnamente o alla PROPRIETA' dI UNA CASA.

Non vogliamo l'U$URA LEGALIZZATA,

che condanna le persone alla schiavitù delle Banche, a vita.

Essere MODERATI significa, A QUANTO PARE, essere indifferenti e non ribellarsi all'immondizia, all'amianto, al precariato perpetuo, alla difficoltà di crearsi una famiglia con prole, alla camorra che si annida nelle stanze di comando e di controllo, all'ignoranza totale, diffusa e difesa, alla violenza quotidiana del PrePotente di turno in giacca e cravatta...

SIAMO NON CONFORMI, a tutto QUESTO SCHIFO.

Dalle nostre parti manca il lavoro e la Libertà di espressione.

Ma non è una novità.

La massa non vuole capire che per vivere dignitosamente dobbiamo RISCATTARE LA NOSTRA AMATA TERRA

e strapparla all'odiosa pseudo-etica dei Padroni che plasmano la gente, trasformandoli, ieri come oggi, in poveri SUDDITI dei vari signorotti di turno, che con il loro sporco vil danaro comprano tutto e tutti, inclusa la passione della gioventù e l'identità delle nuove generazioni.

Il voto di scambio è il loro dogma.

Attenzione, però.

Siamo destinati a LOTTARE-AMARE-CREDERE!

Allora, brindiamo CMC 451!

alla faccia di chi non ci può vedere...

NOI NON CONOSCIAMO IL VERBO MOLLARE e

la nostra sana rabbia VE LA SPUTIAMO IN FACCIA, FECCIA!

ALEA IACTA EST!

mercoledì 26 marzo 2008

Come servire l'Italia?



(...) Come servire l’Italia?

Con quale scelta immediata?

Quale strategia?

Ci siamo sforzati di uscire dal proprio amoreggiato microcosmo?

Per affrontare una serie di obiettivi concreti da risolvere?

Le soluzioni che ci stavano a cuore: abbiamo tentato la tessitura di convergenze per vederle realizzate?

Quando saltano su gli interrogativi: che fare?

Quando gli equilibri, per il mutare delle circostanze, saltano, mutano, si ha la lacerazione, se l’ambiente non è più abituato a ragionare in termini politici.

Quale la possibile espansione?

E come?

Domande mai fatte.

tratto da: "L’Eco della Versilia", n° 1 Anno XX 15 Febbraio 1991

Siamo «oltre» ...

(...) Siamo «oltre», si afferma, siamo l'«unica opposizione», siamo «l’alternativa al sistema».
Ma nei comportamenti, nei fatti, nella simbologia, siamo «destra».
Una destra, bisogna dírlo che, per volontà di tutti (destra prudente e plaudente) che ha avuto dentro la più alta percentuale di massoni e di uomini dei Servizi;
rischiando di annoverare nelle sue file Michele Sindona.
Abbiamo, nel momento più acuto dei nostro smarrimento culturale e
della nostra emarginazione nella opinione pubblica,
in contemporanea al miglior successo nel Palazzo
(il 1972 che piace tanto agli amici di "Destra in Movimento"),
abbiamo, dicevo, allungato il nostro nome MSI, MSI-DN, MSI-DN-Costituente di destra, perdendo via via di significanza.
Il che faceva dire ad Adriano Romualdi, alla domanda perché la contestazione aveva finito per incanalarsí sui binari dei marxismo,
«perché dall'altra parte non esiste più nulla, c'è una destra fossilizzata nelle trincee di retroguardia del patriottismo borghese, incapace di agitare il grande mito di domani,
il mito dell'Europa;
una destra seppellita sotto un cumulo di qualunquismo borghese.


XV Congresso Nazionale MSI, Sorrento 10 - 13 dicembre 1987


Chi, come noi, crede ...

Chi, come noi, crede davvero che la fedeltà e la coerenza siano virtù inderogabili,

non consiglierebbe mai ad un fascista di rinunciare ad esserlo;
magari per la fragile ragione che l’antifascismo sta scomparendo.
Dimenticando la propria provenienza dal fascismo e dall’antifascismo,

non nasce un’Italia migliore,
ma nasce un’Italia smemorata che smette di odiare
perchè ha smesso d’amare;
ci si abbraccia all’avversario di ieri non per «conversione»,
ma per stanchezza.


"tabularasa", n° 1 Anno 3 , 31 gennaio 1994
testi di Beppe Niccolai

domenica 9 marzo 2008

Plastic Surgery - "Rivolta"


Per le vie, per le strade,
per le piazze e per i campi
un rumore sta crescendo
un clamore sta aumentando
le serrande abbassate,
sguardi muti fra i passanti
voli charter per i ricchi
tonfi sordi nei sobborghi.

Rivolta!
Rivolta ! Rivolta !


Sembra più una festa
che un massacro di innocenti
e che al posto della noia
ci sia solo l'allegria;
niente più controllo
chi conosce la polizia?
banda di guerrieri
fanno rossa la via!

Rivolta !
Rivolta ! Rivolta !


Noi non vogliamo un futuro
di sangue per te,
ma noi non vogliamo
morire con te
e se l'unica chance
per la gioventù è questa
siamo pronti a gridare
a gridare

Rivolta !
Rivolta ! Rivolta !


giovedì 28 febbraio 2008

domenica 24 febbraio 2008



A volte succedono cose assurde. Prendete come esempio questa intervista, datata quattro dicembre 1999, rilasciataci da Marcello De Angelis dopo una conferenza/dibattito “Sulle orme del Capitano a cento anni dalla nascita di CZ Codreanu (1899/1999)”.

Doveva essere pubblicata sul primo numero di OF, ma dopo una manciata di giorni il nostro paese venne travolto e stravolto da una maledetta alluvione. L’intervista cadde nel dimenticatoio. L’abbiamo rispolverata perché crediamo sia interessante da analizzare, a distanza di tempo...

Tante cose sono cambiate, da quel giorno...

Buona lettura…

D- La distanza tra la base militante ed i politici è incolmabile?
R- No, non è incolmabile. Però, ovviamente chi deve fare un passo in avanti è la classe politica del partito (AN) perché la base militante segue esempi che devono fare i politici. Non c’è oggi quel contatto diretto che c’era negli anni passati. E’ sicuramente un problema che può creare degli equivoci. E’ indubbio che c’è stata un’immissione nel nostro ambiente di giovani che pensano più al carrierismo che alla militanza, problema che ci dovremmo porre tutti.

D-Sopravvivranno le ideologie nel duemila?
R- Le ideologie, come noi le abbiamo conosciute nel novecento non hanno ragione di sopravvivere. Soprattutto per la loro caratteristica di essere delle ricette uniche, che teoricamente dovrebbero valere per tutti quanti. Paradossalmente io penso che nel secolo che sta cominciando, al contrario di tutti quanti pensano, ci sarà una globalizzazione; nel senso che tutti la penseranno alla stessa maniera e compagnia bella. Ma proprio per la morte delle ideologie si ritornerà a prendere in considerazione ognuno il dato oggettivo in cui crede. Per cui rinascerà l’importanza dell’appartenenza ad un popolo, ad una nazione ed in particolare al legame con il territorio.

D- Azione Giovani in realtà cos’è e chi rappresenta?
R- Ah! Eh Beh, è una domanda difficile... Io penso che AG si stia chiudendo sempre più in se stessa e che abbia una gestione sempre più settaria e di conseguenza non credo sia una ricetta vincente.

D- E’ vero che AREA, in alcune realtà d’Italia, destabilizza Alleanza Nazionale?
R- No, è vero che Area in alcune realtà è ingiustamente vista come una rivista che attacca, che critica la dirigenza del partito, che vuol fare discorsi settari o correntizi. Il che è assolutamente falso.

D- E’ giusto vergognarsi del passato e cancellare i ricordi per farci accettare, tra virgolette, dal sistema?
R- Il problema del passato, secondo me, è posto male. Ritengo che le ascendenze storiche del nostro movimento vadano trattate come le ascendenze familiari. Io ho un profondo affetto, rispetto e una quasi venerazione per mio nonno e vivo nel Suo ricordo, per quanto non vado a fare celebrazioni particolari sulla sua tomba. Ma soprattutto il problema che mi pongo adesso è di vivere all’altezza di quello che lui è stato nel suo tempo e non andrei mai in giro vestito come lui…

D- Perché i nostri libri hanno prezzi elevati e sono mal distribuiti?

R- Esattamente per quello che hai detto: siccome c’è una distribuzione molto povera, di conseguenza c’è un pubblico ridotto, si vendono meno libri. Quindi il costo per unità d’ogni pubblicazione è più elevato di quello che può essere il prezzo della Mondadori, della Feltrinelli o della Rusconi. Se noi leggessimo di più e facessimo comprare di più i nostri libri ad amici e familiari di sicuro scenderebbero anche i prezzi dei libri.

D- Perché non li regala AREA questi libri?

R- Perché Area li dovrebbe comprare per regalarli e così noi non avremmo i soldi per la tipografia...-

D- Ci saranno futuri Evola, Pound, Codreanu nel nuovo millennio?

R- Beh, il millennio è lungo, dura dieci secoli e spero che ci siano nuovi Evola, Pound, Codreanu, nuovi Buddah… Insomma il millennio dura mille anni e può succedere di tutto, e spero che succeda. Immaginarsi altri dieci secoli come quest’ultimo decennio che abbiamo vissuto è una bell’istigazione al suicidio!

D- Col tornare delle Brigate Rosse è possibile una rinascita dell’“Estrema Destra”?

R- Dunque, l’estrema destra intesa nel senso denigratorio, usato dai giornali, può rinascere solo ed unicamente per volontà di chi vuole un contraltare per ridurre l’importanza del ritorno delle B.R. e che ha bisogno di nuove trame nere per nascondere le magagne del potere. Io ho l’impressione che questo qui si stia verificando. Temo che questi signori siano aiutati un po’ dall’ingenuità d’alcuni settori del nostro ambiente e “nostro ambiente” in senso ampio, ovviamente.

D- La musica alternativa perché riscuote ancora successo, nonostante sia merce rara ed estremamente diffusa male?
R- Perché probabilmente, come giustamente diceva Codreanu “il canto è il messaggio più immediato, arriva direttamente al cuore, nel quale ci si può riconoscere più facilmente che in un libro o di sicuro in un programma elettorale. Il fatto che gli stessi prodotti circolino da vent’anni, devo dire che è una cosa bella. Però non mi rende molto felice perché significa che i giovani non stanno producendo niente…

D- Cosa consiglia Marcello De Angelis a noi, militanti del duemila?

R- Marcello De Angelis si considera un militante del duemila, spero anche del 2100! La data anagrafica con la militanza non c’entra, perché io penso che sia una questione d’atteggiamento.

D- E’ importante anche l’esperienza!
R- Si, ma l’esperienza spegne l’entusiasmo, mentre invece i giovani dovrebbero avere più entusiasmo. Credo che purtroppo adesso proprio con queste prospettive di carriera si sia perso l’entusiasmo che viene dalla militanza come servizio, cioè del fare una cosa perché è giusta e non perché porta profitto. Se i giovani riuscissero a ritrovare quell’entusiasmo ciò diverrebbe contagioso. Sveglierebbe la leadership del partito.

D- Oggi e giusto definirsi neofascisti?
R- No, neofascisti è un termine sbagliato. Essere fascista è essere qualcosa con dignità. Essere neofascista è scimmiottare senza diritto quello che altri hanno fatto con sacrificio, meritando la gloria. Io ho sempre avuto un certo fastidio per quelli che girano con le decorazioni, con le fibbie dei combattenti che magari sono morti sacrificandosi 40-50 anni fa.

D- E’ una questione di moda?
R- No, non è moda. E’ mancanza di rispetto. Lo scimmiottare esperienze dolorose passate, secondo me, non è né una moda né semplicemente atteggiamento folcloristico. Ripeto: è veramente una mancanza di rispetto! Perché ognuno deve fare la propria battaglia e deve crescere sulla gloria guadagnata nel suo tempo, con il proprio linguaggio, e con il proprio sacrificio, non sulle glorie di quelli che hanno pagato in passato.

D-Infine, il domani appartiene ancora a NOI?
R- Penso che si dovrà chiarire il significato NOI e poi ne discutiamo.

D- Io parlo della base militante schierata con Area e la Destra Sociale.
R- Ma, uno deve andare avanti senza porsi il problema se il domani appartiene a noi o meno. Il dovere del Soldato è di fare al meglio il proprio dovere, non si deve interessare alla vittoria. Magari la vittoria, se ci sarà, avverrà tra duemila anni e noi non la vedremo, ma sarà stata procurata dai sacrifici che abbiamo fatto noi. Chissà…

Speriamo!

mercoledì 20 febbraio 2008



Manifesto del Futurismo
Le Figaro - 20 febbraio 1909
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.

Il coraggio, l'audacia, la ribellione,
saranno elementi essenziali della nostra poesia.



La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno.

Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità.
Un'automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo...
un'automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.

Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.

Non v'è più bellezza se non nella lotta.

Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!

... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri.
Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.

Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa:

canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne;

canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari.

Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri.
Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.


Filippo Tommaso Marinetti

domenica 17 febbraio 2008

Colpevoli OMISSIONI...

Pubblichiamo un intervento di Franco Ortolani, ordinario di Geologia dell’Università Federico II di Napoli, inviato al forum di discussione interna dell’ateneo e rifiutato dal “moderatore”, come racconta lo stesso docente in una mail diffusa in Rete.

Una censura che dimostra ancora una volta quanto sia spessa la cortina di silenzio che circonda la questione rifiuti in Campania.

Il professore non le manda certo a dire, chiamando in causa il mondo accademico napoletano che, irretito dalle promesse e dalle prebende della politica e dei poteri forti, si è reso di fatto complice delle nefandezze degli uomini della cupola politico-finanziaria campana.

“Sul territorio regionale - scrive il professore - sta succedendo di tutto, a causa dello scandalo rifiuti.

E che fanno le Università (Rettori, Senati Accademici, Presidi di Facoltà…)?

Ufficialmente fanno finta di non vedere e non sentire.
Eppure sanno che la Campania sta precipitando sempre più in basso.
Sanno che la nostra regione è stata ed è ancora “terra da sfruttare” da parte di voraci sanguisughe che per 14 anni hanno volontariamente fatto aggravare lo “scandalo rifiuti” in base ad azioni promosse da vari governi nazionali e locali che hanno agito come se fossero “agli ordini” di potenti imprese italiane.

Ad esempio, alcuni docenti erano componenti della commissione che ha aggiudicato l’appalto alle imprese del gruppo Impregilo-Fiat per la realizzazione dell’inceneritore di Acerra, quasi ultimato in un’area già caratterizzata da un inquinamento ambientale superiore a quanto previsto per legge (sarà praticamente impossibile, pertanto, farlo funzionare dal momento che sono state disattese le prescrizioni del 2005 della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente relative agli interventi da realizzare per diminuire l’inquinamento ambientale). Vari docenti, a titolo personale, si sono distinti per le loro collaborazioni ai Commissari di Governo assumendo anche incarichi di elevata responsabilità nelle costose ma infruttuose attività connesse al problema dei rifiuti.

Mentre si riscontra una disattenzione da parte dei vertici universitari, si registra una sempre crescente partecipazione alle vicende regionali da parte del personale dei vari atenei regionali, tra i più prestigiosi del Mediterraneo. C’è un desiderio sempre più sentito di contribuire istituzionalmente a risollevare la Campania.

Discutibili provvedimenti giuridici hanno mantenuto in vita il Commissariato Straordinario di Governo, vera e propria “isola franca” dove quasi tutto è stato possibile utilizzando le risorse finanziarie alimentate dalla tassazione dei cittadini. Come è possibile che una persona (il Commissario di Governo) possa eludere leggi dello Stato Italiano?

Come è possibile che i Governi Nazionali abbiano continuato a finanziare il Commissariato per 14 anni (e chissà ancora fino a quando) in nome di una programmata e istituzionalizzata emergenza? E’ stato tutto normale?

Come evitare simili deviazioni in futuro?

Può mai essere tollerata un’emergenza per un periodo superiore ad un massimo di 12 mesi?

Colleghi giuristi, a voi la palla. Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti riciclati, dalla opzione “rifiuti zero” ai metodi di inertizzazione e incenerimento ormai consolidati, sicuramente gli ingegneri avranno già eseguito varie esperienze e altre sono in grado di avviare. Per quanto riguarda la pianificazione del territorio, credo che diversi piani sovracomunali siano stati calati in un ambiente “privo di rifiuti” e dei problemi reali ad essi connessi risultando così, astratti; non credo che abbiano considerato l’impatto socio-economico ed ambientale che, di fatto, sta determinando lo scandalo rifiuti. Una loro revisione ed adeguamento è cosa quanto mai necessaria! Rifiuti e salute dell’uomo, attualmente e nel futuro.

L’esperto di De Gennaro è venuto a spiegare quale sia, secondo lui, il reale stato dell’arte in Campania, dopo che il rapporto discarica-salute non è stato attentamente valutato attorno alla più grande discarica d’Italia (Pianura) da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Le varie Facoltà di Medicina e le strutture sanitarie regionali avranno certamente qualificati dati da esporre in modo da confermare o contraddire quanto asserito dal Dott. Greco. Discariche e attività agricole e zootecniche: che relazioni vi sono?

E’ normale che le pianure più fertili del Mediterraneo vengano disseminate di altre discariche, che quelle abusive non siano risanate e che le competenti istituzioni (civili e militari) non si siano ancora dotate di moderni ed efficaci strumenti di controllo satellitari in grado di monitorare H24 il territorio?

Le facoltà di Agraria e Veterinaria e di Scienze devono intervenire ufficialmente per fornire un quadro scientificamente corretto, per evitare errori di importanza strategica e dirompente per l’economia regionale. Discariche e ambiente: sembra un fatto normale che poche centinaia di metri sopra l’Oasi naturalistica di Persano e delle opere di prelievo idrico di 250 milioni di mc annui per l’irrigazione della Piana del Sele siano state realizzate ben due discariche regionali?

E che dire poi delle relazioni tra rifiuti e acque superficiali e sotterranee, specialmente nell’attuale periodo di transizione climatica?

Le Facoltà di Scienze possono fornire validi contributi atti a tutelare l’ambiente e le risorse naturali autoctone di importanza strategica. Non governo e malgoverno che in questi ultimi 14 anni hanno causato una devastazione circa le relazioni tra cittadini, amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni sovracomunali nel senso che i campani non hanno più fiducia nei loro confronti. Si tenga presente che dopo 14 anni di Commissariato di Governo in Campania vi è una sola discarica attiva, a Macchia Soprana (Serre), fino alla prossima primavera. In Emilia Romagna, senza Commissario di Governo, vi sono 28 discariche attive.

Tale situazione rende, attualmente, difficilmente risolvibile una pacata soluzione dello smaltimento dei rifiuti. C’è un bel lavoro per i colleghi di Sociologia e Scienze Politiche, di analisi e didattica, prima di tutto nei riguardi degli amministratori sovracomunali. Tutti i colleghi universitari possono promuovere iniziative.

E’ evidente che un intervento ufficiale e autonomo delle università avrebbe un significato immenso: i cittadini avrebbero un riferimento scientifico, al di sopra di ogni interesse, che attualmente manca. Colmare questo vuoto sarebbe un contributo significativo per uscire dalla crisi regionale”.

Un’analisi lucida, accorata ma allo stesso tempo dura ed impietosa quella del professor Ortolani, che è anche un importante contributo scientifico su un tema che il mondo accademico colpevolmente continua ad ignorare.

tratto da:

www.rinascita.info

mercoledì 13 febbraio 2008


DITTATURA BANCARIA

Parliamo di SIGNORAGGIO. Lo facciamo nel modo più semplice possibile, cercando di portare fuori dai cassetti nei quali sono (volutamente) rinchiuse tutte quelle informazioni che costituiscono la base della schiavitù monetaria moderna. Chi detiene, con consapevolezza o meno le redini del sistema economico mondiale ha tutto l’ interesse affinché le masse restino nell’ ignoranza più assoluta e laddove, nella base si manifesti un certo interesse verso questo genere di tematiche, schiere di economisti e professori universitari (con consapevolezza o meno, nulla cambia ai fini del nostro discorso) sono subito pronti a rimescolare le carte in tavola sbandierando leggi economiche e teorie, che partono tutte da un unico postulato: la SUPREMAZIA DELL’ ECONOMICO SULL’ UMANO.

Rimandiamo per una efficace analisi del SIGNORAGGIO all’ottimo Euroschiavi (Della Luna Muclavez, Arianna Editrice), in questa sede ci interessa solo scoccare ardite frecce sul sistema-SIGNORAGGIO, ponendo quelle domande che fanno perdere il sonno e fanno recuperare la gioia di vivere e combattere.

1. I politici (tutti!) parlano di debito pubblico. Si parla di cifre. Noi demoliamo la base: se c’è un debitore (lo stato) ci deve essere un creditore. Con chi lo stato è indebitato? Con le banche. Non tutte chiaramente ma solo quelle che hanno azioni e partecipazioni nella banca di emissione (prima Bankitalia, ora Banca Centrale Europea). Questi enti NON SONO STATALI, ma prettamente privati ed operano come una normale SPA il cui obiettivo è aumentare i profitti.

2. La banca centrale emette CENTO euro. Le presta allo stato. Quest’ ultimo deve restituirli (e per questo motivo sono imposte tassazioni fortissime sui cittadini). Non solo, quando i soliti giornalisti parlano di TASSO DI SCONTO al 4% o al 3,5%, si dimenticano di dire che questi numeretti percentuali sono l’ interesse che lo stato paga sui CENTO euro iniziali. Quindi lo STATO dovrà restituire CENTO + il tasso di interesse. Lo stato diventa quindi DEBITORE. Non solo, se partiamo dal punto zero ci rendiamo presto conto di una CHICCA NIENTE MALE: Punto ZERO: CENTO euro della BCE allo stato. Quest' ultimo restituisce 104 euro...impossibile perchè gli altri 4 solo la banca può emetterli...quindi NON ESISTONO. Allora la BCE dice: non mi dai i CENTO ma solo il TASSO DI SCONTO...in eterno.

UN GATTO CHE SI MORDE LA CODA.

3. Se vi capita di dover ritirare dal vostro conto 5000 Euro, la vostra banca vi chiede tempo, giustificandosi con la necessità di difendersi dalle rapine. Palle, la banca non vi dà i 5000 perchè...non li ha. Entriamo quindi nel SIGNORAGGIO secondario: la banca può prestare NOVE volte ciò che possiede. La VOSTRA CARA BANCA presta quindi il NULLA o meglio crea ciò che non ha e presta ciò che non ha.

E ORA PROVATE A DORMIRE, SE CI RIUSCITE...O AGITE!


venerdì 8 febbraio 2008


Il termine "foiba" è una corruzione Una foiba istriana.dialettale del latino "fovea", che significa "fossa"; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua nell'altopiano del Carso, tra trieste e la penisola istriana; possono raggiungere i 200 metri di profondità.

In Istria sono state registrate più di 1.700 foibe. (Nella foto una foiba istriana).

Le foibe furono utilizzate in diverse occasioni e, in particolare, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale per infoibare (“spingere nella foiba”) migliaia di istriani e triestini, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti, colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo propugnato da Josip Broz meglio conosciuto come “Maresciallo Tito”.

Nessuno sa quanti siano stati gli infoibati: stime attendibili parlano di 10-15.000 sfortunati. [una tragica contabilità]

sezione di una foibaLe vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano gli uni agli altri sempre tramite il fil di ferro. I massacratori si divertivano, nella maggior parte dei casi, a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri.

(Il disegno è tratto da un opuscolo inglese).


Nel corso degli anni questi martiri sono stati vilipesi e dimenticati. La storiografia, lo Stato italiano, la politica nazionale, la scuola hanno completamente cancellato il ricordo ed ogni riferimento a chi è stato trucidato per il solo motivo di essere italiano o contro il regime comunista di Tito.

tratto da: www.lefoibe.it

ONORE AI MARTIRI DELLE FOIBE!

TITO BOIA, INSIEME A TUTTI COLORO CHE VOGLIONO DIMENTICARE!

CMC 451

lunedì 4 febbraio 2008

PULIZIA!




IMMONDIZIARIO ITALIA S.P.A.

C’è una frase che puntualmente si ripresenta ogni qual volta questa benedetta Italia, viene travolta da uno scandalo.

Che figura ci facciamo con gli altri paesi.

E così in presenza di scioperi selvaggi, treni in perenne ritardo, tangentopoli, calciopoli, affittopoli (e tutti gli altri –opoli presenti e futuri)…ci sono sempre i soliti avvoltoi pronti a lagnarsi con il solito…che figura ci facciamo con gli altri paesi!

La tristezza aumenta se poi si considera che questa frase magica viene ripetuta a pappagallo per ogni occasione di protesta. Se oggi la Campania (e domani le altre regioni, nessuno è al sicuro!) sprofonda nella mondezza, la preoccupazione di governo, amministratori locali, ambientalisti, gente, è sempre la solita figura che facciamo con gli altri paesi.

In condizioni normali un popolo (che per essere normale deve avere coscienza nazionale e dello Stato), penserebbe alla figura che fa con se stesso!

Ma in Italia un popolo non esiste…e allora se la mondezza sommerge la Campania, tutti si preoccupano della figura che si fa con gli altri paesi, senza riuscire a campare di etica propria. Per questo motivo l’ emergenza rifiuti non finirà mai.

Manca l’ etica e allora il confine camorra/istituzioni è sempre più impreciso; i vari partiti pensano a elargire posti da (inesistente) spazzino ai gruppi che li hanno votati; ciascun paese vuole la mondezza dai suoi vicini e non in casa propria; le altre regioni dicono che la mondezza campana non la vogliono (dopo che per anni le imprese del nord hanno scaricato a Napoli); nei quartieri turistici la mondezza è un miraggio e in quelli periferici è la pulizia ad essere un miraggio; i napoletani urlano e imprecano e poi vanno ad applaudire le belle facce raccattavoti (e concediposti) di Fini e Casini, che si dicono sgomenti per una situazione che conoscono benissimo!

Intanto la mondezza cresce, brucia nelle strade e quelli che da decenni dicono che bisogna aumentare i consumi (e quindi l’ immondiziaio) stanno comodamente in silenzio lasciando che poveracci senza nazione continuino a scannarsi…per loro un Bassolino vale l’ altro.


Claudio Pizzi, www.avampostodicivilta.com

tratto da
http://canali.libero.it/affaritaliani/forum/emergenzanapoli020108.html?tbk=261440

domenica 20 gennaio 2008

BENVENUTI A MUNNEZZYLANDIA...


Il 2008 si e' aperto con la peggiore delle immagini...

La nostra Campania affogata tra i rifiuti, blocchi stradali, scontri con le Forze dell'Ordine, la popolazione stanca di troppi anni di malagestione politica...

L'aumento terrificante di casi di tumore, che stroncano giorno dopo giorno cittadini inconsapevoli del loro destino...

Le chiacchiere si sprecano.

Riflettiamo...

Ne' Destra Ne' Sinistra...
AVANTI

giovedì 10 gennaio 2008

ALBERTO! 10 GENNAIO 1979

ITALIA


Una storia diritta e pesante che segue la strada
coperta di stracci
la tua bocca veloce e furtiva
che segna una vita ancora da vivere
e i tuoi amici che stanno tranquilli
c'è tua madre che porta il caffè.
Da domani sul muro il tuo nome
ed in piazza il tuo cuore

La partita al pallone e la scuola
un sette in condotta e un tre in religione
un liceo tra i più caldi di Roma
quest'anno sarò rimandato in latino
la domenica corri allo stadio
e la sera con gli amici del bar
chi l'avrebbe mai detto che
dopo ti avrebbero ammazzato.

Italia i tuoi figli non hanno
lacrime per piangere
Italia dimmi chi ti ha pagato per uccidermi
il tuo potere Italia non mi fa paura

E deserto la notte in bottiglia
e la discoteca già morta da un' ora
i tuoi inutili giochi a quest'ora
per spiegarle che in fondo le vuoi sempre bene
il tuo ultimo bacio ed un ciao
e le labbra più calde di te
oggi è morto un fratello
domani saremo più forti

E le auto bruciate e le mani
una piazza sepolta da mille bandiere
una donna che piange e un corteo
polizia a cavallo e una carica di yankees
tutto a un tratto il mio cuore non corre più
guardo dietro e ti vedo per terra
un poliziotto ha colpito alla nuca
un ragazzo che fugge.

Italia i tuoi figli non hanno
lacrime per piangere
Italia dimmi chi ti ha pagato per uccidermi
il tuo potere Italia non mi fa paura


Michele Di Fio', cantautore
1980

lunedì 31 dicembre 2007



In via Acca Larentia c'è uno stanzone chiuso da una saracinesca grigia che sprofonda tra i palazzoni ancor più grigi del quartiere tuscolano.

Un luogo anonimo, una via non certo degna del suo nome che evoca i leggendari natali di Roma. Negli anni '70 in quello stanzone c'era la sezione del MSI, una sezione tanto attiva da animare quel quartiere dai colori spenti.

Il 7 gennaio del 1978 c’è una riunione del Fronte della Gioventù.
Si programmano attacchinaggi in zone diverse di Roma, così alcuni giovani decidono di andare. Nella sede restano Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e altri tre.
Decidono di chiudere la sede e anche loro andranno a raggiungere i camerati a Piazza Risorgimento. Sono le sei di un pomeriggio che l'inverno impietoso ha già coperto di buio.

Franco apre la porta blindata e la luce che trafila dalla sezione annuncia l'uscita dei giovani militanti. Ha 19 anni, è figlio di un impiegato e studia medicina, e muore raggiunto da due colpi alla testa, esplosi prima che se ne potesse accorgere, appena uscito dal locale.

Il corpo si accascia lasciando la sua scia di sangue ancora caldo sulla gelida porta della sezione, dietro di lui Francesco avrà coscienza della sua fine, tentando invano di fuggire verso la fine della via, dove c’è una scalinata, ma una raffica di mitra lo travolge colpendolo al torace.
Cade anche lui. Francesco aveva solo 18 anni, era figlio di un operaio.
Gli altri tre giovani riescono a barricarsi nella sezione, benché uno di loro viene ferito ad un braccio. Sentono la furia omicida appena fuori dal locale, che come è venuta vigliaccamente se ne va con il favore delle tenebre.

I soccorsi tardano ad arrivare, Francesco spegnerà i suoi sensi tra le braccia dei suoi Camerati, la sua vita invece si spegnerà poco prima dell'arrivo in sala operatoria.

Una mitraglietta Skorpion ha messo fine alle loro esistenze, ma la tragedia, che in futuro segnerà i cuori e il destino di molte vite, non ha ancora visto il suo ultimo e doloroso atto.

Sul luogo giungono i militanti da tutta Roma, increduli e infusi di rabbia per l'ennesimo vigliacco atto. Guardano pieni di dolore il sangue dei loro camerati sparso in quell’ormai non più anonima via. Non curanti del dolore, i giornalisti della Rai forzano la porta della sezione e cercano di rubare le emozioni dei militanti missini.

Un operatore della televisione butta con sprezzo un mozzicone di sigaretta sulla pozza di sangue di Francesco. Come se gettata su benzina, quella sigaretta dà la scintilla che infiamma i giovani, seguono così disordini ed il capitano dei carabinieri Edoardo Sivori spara contro il gruppo di ragazzi ad altezza d'uomo, ad altezza d'uomo!
Un altro innocente Camerata, Stefano Recchioni, di appena 19 anni avrà spenta la propria vita con una pallottola in testa. Cambia la regia, ma non la sprezzante brutalità.

La mano che ha ucciso Stefano è nota, il duplice omicidio di Franco e Francesco verrà rivendicato dai Nuclei Armati Contropotere Territoriale e le confessioni di una pentita, Livia Todini, hanno portato all'arresto di un infermiere che, il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici, si toglie la vita in cella.
Altri tre arrestati: Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis vengono assolti in primo grado "per insufficienza di prove", come pure Daniela Dolce, rimasta latitante.
Come tanti, troppi, che hanno bagnato con il sangue dei ragazzi di destra, una politica a colpi di P38 rimasta impunita, quando uccidere un fascista non era reato.
I due giovani missini sono stati assassinati con una mitraglietta “Skorpion” la stessa che dieci anni dopo nel 1988 si scoprirà di aver firmato altri tre omicidi, marchiati dalle Brigate Rosse: quelli dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Raffili.

Prima di Acca Larentia la gioventù alternativa aveva mostrato la volontà di aprirsi all'esterno, sfidando a viso aperto la fracida partitocrazia, rispondendo con la politica alle intimidazioni armate dei "compagni" e all'impunità della giustizia e dei suoi alfieri scudocrociati.

Volontà stroncata da quel massacro, che regalerà giovani corpi e giovani menti alla lotta armata, vista come necessaria.
Il punto di non ritorno, oltrepassato il quale la militanza non accettava più di essere carne da macello. La strategia del terrore ha trovato il tacito consenso, e forse anche la regia, nelle istituzioni, nei garanti della nostra patetica democrazia.
Quando ancora oggi è facile tenere in piedi il castello di menzogne su Ciavardini, ma è impossibile strappare al sole carioca Achille Lollo (uno dei responsabili materiali del rogo di Primavalle), Acca Larentia è una ferita lungi dal rimarginarsi.

A Roma la volontà di intitolare una via alle vittime di quel massacro si è dovuta scontrare contro l'ostruzionismo comunista il cui unico gesto in via Acca Larenzia è stato quello di dare fuoco alla sezione, qualche anno fa...

FRANCO, FRANCESCO, STEFANO...
NEL VOSTRO RICORDO
LA NOSTRA LOTTA!
Cmc 451

mercoledì 26 dicembre 2007

Giustizia per LUIGI!



A LUIGI...
L' inverno fa pensare.


Sarà l'aria che si respira intorno o sarà l' aria che hai dentro, quella di cui ti nutri, resta il fatto che un pò di musica nostra e un bel bicchiere rosso...e la mente va!



L'ultima scena è quella che più di ogni altra cosa fa martellare la testa.



Ciao ragazzi grazie per essere venuti, ve ne siete fatti di chilometri, mi raccomando state calmi e non cadete nelle provocazioni.



Eri tu che ringraziavi noi e a noi ci sembrava tutto così strano.

Col tempo ci siamo poi resi conto che tu eri così.

Due anni fa, a quel corteo che a tanti sembrò essere un sussulto, un forte colpo di tosse che ci ricordava cosa potevamo fare, eri l' evidenza di come il giusto e la ragione dovessero sempre animare l' animo. Parlavi di calma e di esempio da seguire, quando il destino ti agitava l'ingiustizia più infame dinanzi agli occhi.

Paradossalmente eri tu che ci facevi sperare che forse si poteva evitare che questo nostro mondo potesse essere bollato come lo stragista della stazione di Bologna.

Appunto la speranza, l' entusiasmo con cui per strada, sui luoghi di lavoro, a scuola andavamo a parlare delle mostruosità dei tuoi processi. Con chiunque. Poi la farsa della rapina, l' arresto.

L'incubo di un destino già scritto.

Dalla speranza al senso di impotenza il passo fu breve.

Dalle parole dette al viaggiatore pendolare, dopo aver volutamente tirato fuori il discorso Bologna, al che fare delle serate e delle telefonate da un capo all' altro dell' Italia.

Colpevole ha detto questo stato.

In poche ore, con una semplice battuta di stampa, si può mettere il sigillo sulla vicenda Bologna. Colpevole hanno ripetuto gli imboscati e i paraculi di tutte le ore, gente che non sa neppure di cosa si stia parlando.



Per loro il caso Ciavardini non deve neppure esistere, perchè la sola sua esistenza fa paura a chi tiene le chiavi di questa repubblica antifascista e a chi vuole stare tranquillo.



Per te non ci sono speciali, non ci sono reportage, non c'è un cazzo di niente.

Il senso di non aver fatto mai abbastanza non dà tregua.

Ed è tanto maggiore quanto più ricordiamo quella scena, l' ultima scena.

Pensieri.

tratto da: Avamposto di Civiltà


supportato dalla Cmc 451!

giovedì 20 dicembre 2007

Niemals!




"LA DESTRA" si confessa

Una nota barzelletta dice: "Sai perchè i generali sono un disastro ?
- Perchè li scelgono tra i colonnelli !"
Ci torna in mente dopo aver pazientemente letto le 38 pagine dell'opusolo a colori di presentazione del nuovo partito La DESTRA per l'ITALIA, escogitato da alcuni ex-colonnelli di Sua Inesistenza Fini Gianfranco in cerca di promozione.

E' costui il grande statista e demiurgo (risum teneatis) inventore del metodo di accattare la benevolenza del nemico leccandogli le terga e offendendo perfino il defunto Protettore cui soltanto deve la dorata poltrona che occupa.
Consigliamo a tutti la lettura del documento perchè, per chiunque non sia del tutto scemo, è veramente prezioso per intendere di che pasta sia fatto il "partito nuovo", così definito nel medesimo.

Esso gronda letteralmente di saggezza, di buonsenso, persino di valori morali e patriottici, oltre che di cattivante demagogia, nell'affrontare minuziosamente questo o quel problema di quelli sbandierati dalla pubblicistica addomesticata, saggiamente evitando qualsiasi affermazione compromettente nell'ottica del "politically correct".

Nel contempo, è palese negli estensori il fine di rendersi leggibili anche dagli ex-camerati, abbondando di nomi e citazioni (sempre non compromettenti) di personaggi che appartennero toto corde alla parte definita "male assoluto" dal loro ex-padrone (quali Gentile, Marinetti, Niccolai, Pound, Auriti). Un autentico capolavoro di equilibrismo, non c'è che dire !

A chi però, come a noi reprobi, abbia ormai acquistato un sicuro "fiuto" e un'acuta sensibilità per certi espedienti di bassa lega, propri dei "democratici", non possono sfuggire alcune grossolane caratteristiche che nessuna sottigliezza dialettica o psicologica ha potuto mascherare.

Manca, innanzi tutto, nell'opuscolo, la minima traccia di "mea culpa" e di pentimento degli ex-colonnelli menzionati per aver prosperato ed essersi disciplinatamente ingrassati per anni in un partito antifascista e filo-atlantico, cioè antinazionale e antieuropeo, contribuendo, con la loro presenza, al parziale perpetuarsi del turpe inganno di AN in danno dei più ingenui tra gli ex-elettori missini. I prelodati ex-colonnelli si pongono sfacciatamente a pontificare e a capitanare la "riscossa", dopo aver dato prova del più squallido conformismo e carrierismo. Con quale titolo ?

Tra i tanti problemi così acutamente affrontati, LA DESTRA si scorda il principale e più grave, che tutti li riassume: la liberazione dell'Italia dall'occupazione militare, politica e culturale americana:
La nobile lotta della NATO contro i "fondamentalismi", il "terrorismo" ( quello islamico, s'intende!), e l'"antisemitismo" non si tocca ! E così la complicità italiana nelle aggressioni militari all'Afghanistan, all'Iraq e, in prospettiva, all'Iran e alla Siria. Temono gli sculaccioni di Condoleezza, costoro !

Mussolini, il Fascismo, la RSI, vengono accuratamente ignorati.
Forse, non li hanno mai sentiti nominare.
Eppure, ai tempi di Almirante, li avevano sempre in bocca!

Il raptus innovativo dei neo-generali si ferma, riverente, davanti ai principi della democrazia parlamentare a base partitica, apportataci, a suon di bombe e di patiboli, dai "liberatori". La grande truffa che essa rappresenta in danno dei popoli, condannandoli a una tetra e beota sudditanza, è per loro un dogma indiscusso.

La massima proposta rivoluzionaria che riescono ad avanzare è, nientemeno, il cosiddetto Presidenzialismo" ! Esso, recita il prezioso libretto, è proprio "delle democrazie occidentali che dimostrano di funzionare".

E quali sarebbero?
Per caso quella degli U.S.A. ?

Capite quali eccelsi modelli di società civile ci prospettino i politici ex-anali della Destra?
Intelligenti pauca
- dicevano i Romani;
perciò ci fermiamo qui, prima di cestinare con disgusto il citato libretto.
Si fossero i suoi autori ripresentati col capo cosparso di cenere, implorando il perdono per i loro sconci sbracamenti, ponendo a disposizione della Causa i loro patrimoni e i loro emolumenti vigliaccamente conseguiti e implorando, fuor della porta, nel freddo e nella neve come il famoso Enrico IV, un posto di semplici militanti, avremmo anche potuto prendere in considerazione l'ipotesi di parcere subiectis.

Ma, nel ritrovarceli a caracollare davanti sui loro paludati destrieri di condottieri,
null'altro possiamo concedere loro che le più goliardiche e sonore pernacchie !
di Rutilio Sermonti