lunedì 11 luglio 2011
mercoledì 29 giugno 2011


CasaPound Italia: ‘Ciao Pietro’, striscioni in oltre 50 città italiane per ricordare Taricone
Irpinia, 29 giugno - "In quell'angolo di cielo dove vive il tuo sorriso...
Ciao Pietro’’, si legge questa mattina su cavalcavia, ponti e muri di una cinquantina di grandi e piccole città italiane, da Udine ad Avellino e Cervinara, passando per Trasacco e Terni. Sono gli striscioni, a firma CasaPound Italia, spuntati nella notte in tutto il paese per ricordare Pietro Taricone, morto il 29 giugno del 2010 a Terni per un incidente con il paracadute e sepolto proprio a Trasacco, in provincia dell'Aquila. Un omaggio delle tartarughe frecciate all’amico scomparso un anno fa, che con il suo entusiasmo contagioso era stato tra i principali fautori della nascita della squadra di paracadutismo sportivo di Cpi, il ‘Gruppo Istinto rapace’, che l’attore aveva tenuto a battesimo nel febbraio del 2010.
‘’A un anno dalla scomparsa di Pietro – afferma Gianluca Iannone, presidente di Cpi - il suo sorriso è ancora dentro di noi e ci sprona ogni giorno ad affrontare con entusiasmo, coraggio e gioia di vivere le tante sfide che abbiamo di fronte. Ciao Pietro’’.
Info: www.casapounditalia.org
Chi parlava così, probabilmente camperà cent'anni. Pietro Taricone no.
Senza la pretesa di insegnar nulla a nessuno.
Era un bravo ragazzo, Pietro. Aveva fatto fortuna come il 99% dei contemporanei vorrebbe farla. Aveva usato gli stessi mezzi non solo di starlette e tronisti, ma anche di giornalisti, politici, intellettuali che affollano i nostri schermi e magari ti fanno pure la morale.
A differenza di tutti costoro, però, aveva cercato di capitalizzare le sue fortune per crescere.
In una società dello spettacolo che fagocita tutto, Pietro non si era rassegnato a fare il saltimbanco della buona borghesia, adulato se e nella misura in cui avesse incarnato il ruolo del buffone di corte. Non si era pentito di nulla, non aveva rinnegato le esperienze passate, ma pretendeva che nessuno passasse sopra la sua dignità.
Non ti insegnava a vivere, ma non accettava che tu lo guardassi dall'alto in basso in virtù di chissà quale superiorità morale.
Qualcuno aveva storto un po' la bocca, nella smorfia tipica del ghigno.
«Ma come..., CasaPound, che del Grande fratello ha fatto un simbolo di tutto ciò che di sbagliato c'è nel mondo, va a braccetto con Pietro Taricone?».
Voglia di pubblicità, avevano sibilato. Chi parlava così, probabilmente camperà cent'anni.
Pietro Taricone no.
È morto giovane. È morto nel fiore della maturità, bello e forte.
Consapevole di sé, delle sue scelte.
In mezzo a tanti mezzi vip che ti parlano credendo di farti un favore, Pietro si era avvicinato a noi in punta dei piedi. Si era presentato da solo, di sua iniziativa, senza dir niente a nessuno, a una conferenza sul fascismo di sinistra.
Aveva mostrato interesse e umiltà, mettendosi a disposizione e ascoltando.
Senza la pretesa di insegnar nulla a nessuno.
Era un bravo ragazzo, Pietro.
Aveva fatto fortuna come il 99% dei contemporanei vorrebbe farla. Aveva usato gli stessi mezzi non solo di starlette e tronisti, ma anche di giornalisti, politici, intellettuali che affollano i nostri schermi e magari ti fanno pure la morale.
A differenza di tutti costoro, però, aveva cercato di capitalizzare le sue fortune per crescere.
In una società dello spettacolo che fagocita tutto, Pietro non si era rassegnato a fare il saltimbanco della buona borghesia, adulato se e nella misura in cui avesse incarnato il ruolo del buffone di corte.
Non si era pentito di nulla, non aveva rinnegato le esperienze passate, ma pretendeva che nessuno passasse sopra la sua dignità.
Non ti insegnava a vivere, ma non accettava che tu lo guardassi dall'alto in basso in virtù di chissà quale superiorità morale.
Non a caso Enrico Mentana, ripensando alla sua esperienza a Matrix, aveva detto che la peggiore puntata della trasmissione era stata quella basata sull'one man show di Taricone, che però si era abilmente smarcato dal ruolo di fenomeno da baraccone assegnatogli dal copione. Non a caso Fabrizio Roncone, penna acidula del Corriere, lo aveva bacchettato dopo aver saputo che Pietro era un nostro amico. Un articolo emblematico, quello, che ricordava all'attore casertano di non essere nessuno e lo avvertiva di non provare a uscire dalla macchietta. Non pensare con la tua testa, non decidere nulla della tua vita. E ora fai divertire l'elite. Fai il buffone per noi e vedrai che non ti succederà nulla.
Ma Pietro non aveva voglia di fare il buffone.
«Con i soldi che ho guadagnato dopo il Gf ho comprato dei cavalli e preferisco passare il tempo con loro», ci aveva confidato.
Nelle interviste continuava a fuggire le lusinghe della lingua di cotone del politicamente corretto e prometteva pugni in faccia ai suoi colleghi un po' maleducati.
Era un bravo ragazzo, Pietro.
È morto giovane sfidando la sorte.
È morto bene.
E a noi già manca il suo sorriso.
giovedì 2 giugno 2011
lunedì 30 maggio 2011
sabato 28 maggio 2011
mercoledì 11 maggio 2011




ROMA: TURBODINAMISMO RITROVA IL CORPO DI BIN LADEN ("GUARDATI DAGLI AMICI")
Rinvenuto il corpo di Osama Bin Laden lungo le sponde del Tevere.
Questa notte alcuni esponenti del Turbodinamismo,
guidati dalla voce arcana di Pasquino, Marforio e tutti i santi protettori del popolo romano,
han rinvenuto sulle rive del Tevere il corpo dell'Emiro trascinato dalle correnti dell'oceano.
Il cadavere, munito di svariati documenti d'identità
e numerose tessere associative (CIA, Mossad, Democratic Party),
è giunto fino a noi, nel cuore di Roma, per ribadire una verità antica quanto l'uomo:
"Guardati dagli amici".
Il Turbodinamismo reclama quantomeno una ricompensa.
Yes, we can.
TurboDinamismo
-l'arte al servizio degli scherzacci-
giovedì 5 maggio 2011




Ricordiamo Armando Carlo, soldato della X Mas
«Donne e uomini privi di una storia pubblica, scomparsi senza lasciare traccia di sé. Sono persone uccise nel corso della nostra guerra civile.Noi non dimentichiamo mai il vostro sacrificio per l'ONORE della Patria».
Armando (nome) Carlo (cognome) soldato della X Mas nasce il 10 febbraio 1925 ad Altavilla Irpina (AV) e purtroppo scompare a Livorno il 18 marzo 1994 dopo anni di lavoro e duri sacrifici alla miniera di zolfo Saim e quindi di operaio a Pioltello (Mi). «I Nuotatori Paracadutisti della X Mas era un reparto della Regia Marina costituito e addestrato nel 1942 per la conquista dell’isola di Malta, con una operazione dal cielo e dal mare. Dopo l’armistizio, il reparto si trasferì nella X Mas del principe Borghese, tranne una compagnia di stanza in Sardegna che decise di schierarsi con il governo del Sud. All’inizio del marzo 1945, il Battaglione Np stava dislocato a Valdobbiadene (TR), per addestrarsi. La sua forza era di 650 uomini. Il 9 marzo, ricevette l’ordine di partire per il fronte del Senio, in Romagna. Doveva attestarsi nei bunker di quel che restava della Linea Gotica. Contro di loro c’erano una divisione indiana dell’8ª Armata britannica e a Porto Garibaldi due brigate di commandos inglesi(….). Il comandante Buttazzoni(…) sapeva che sul Senio il suo reparto avrebbe dovuto affrontare l’inferno. Per questo decise di portare con sé soltanto gli uomini più validi. E diede ordine ai comandanti delle quattro compagnie di lasciare nella caserma di Valdobbiadene i marinai troppo anziani o troppo giovani, quelli con pesanti obblighi famigliari e quanti non erano in perfette condizioni fisiche(…). In tutto, nel deposito restarono poco meno di cinquanta marinai, credo quarantasette in tutto».(…)«Il giorno che il sistema politico e militare della Rsi crollò, alla fine dell’aprile 1945, gli Ennepì di Valdobbiadene trattarono la resa con una brigata delle Garibaldi, la Mazzini. La trattativa si concluse con l’impegno di avviare i marinai del deposito a un campo di concentramento». Purtroppo, il patto per salvare la vita a questi soldati non fu rispettato. Divisi in tre gruppi furono dapprima torturati e poi massacrati in altrettanto località poco distanti. Nel gruppo di Saccol, una frazione di Valdobbiadene vi erano due donne e un anziano. «A Saccol i marò, le due donne e il vecchio vennero spinti in una galleria della prima guerra mondiale e massacrati a raffiche di mitra e con le bombe a mano. L’ingresso del tunnel fu poi fatto saltare con una carica di esplosivo. Uno solo dei marinai si salvò e riuscì a fuggire: Carlo Armando, un ragazzo di vent’anni di Altavilla Irpina, provincia di Avellino. Ferito e in preda allo choc, uscì dal tunnel e fu capace di trascinarsi sino alla casa di un’anziana contadina. La donna ebbe pietà di lui e chiamò un giovane medico che lo curò. Rischiando molto perché i partigiani avrebbero potuto rivalersi su di lui». La testimonianza è trascritta anche in un rapporto alla Procura della Repubblica di Treviso da parte della stazione dei Carabinieri di Valdobbiadene del 17.06.1950.
mercoledì 4 maggio 2011
martedì 3 maggio 2011
venerdì 29 aprile 2011













