giovedì 25 giugno 2009

venerdì 19 giugno 2009

martedì 16 giugno 2009

Oggi sono PASSATI esattamente TRENTA ANNI da quel maledetto "sedici Giugno" del 1979.
Francesco, vive nelle lotte di chi non si è omologato al Sistema ed ha scelto la militanza come VITA.

In questi casi non servono parole, a nostro giudizio.
Semplicemente AZIONE.


Riportiamo la Storia di Francesco, raccontata in un dossier prodotto dal Nucleo dell'ex Fronte della Gioventù “Trieste-Salario”:

“Siamo nel maggio del 1979 e la tensione nella zona di Roma Est è piuttosto alta a causa delle continue provocazioni perpetrate da aderenti al P.C.I. del quartiere ai danni di militanti del Fronte della Gioventù e delle loro sezioni. Ai primi del mese viene compiuto da questi "attivisti"
comunisti un attentato incendiario contro la sede del M.S.I.-F.d.G. di viale Somalia 5 che viene seguito, nei giorni successivi, da numerose azioni di disturbo della normale attività del "Fronte" condite con minacce varie ed atteggiamenti aggressivi. In tutti questi episodi viene notata la presenza di un'automobile Fiat 850 bianca che risulterà poi fondamentale nel seguito della
vicenda.

La sera del 28 maggio, intorno alle ore 20, quattro ragazzi del F.d.G., tra cui Francesco Cecchin, si recano in piazza Vescovio per affiggere manifesti, ma vengono subito notati da un gruppo di militanti della sezione comunista di via Monterotondo, che danno inizio alla sistematica copertura di tali manifesti; un giovane cerca di impedire il proseguimento dell'azione provocatoria, ma viene
circondato da una ventina di attivisti del PCI, capeggiati da Sante Moretti che, dopo aver allontanato in modo spiccio un agente di P.S. in borghese chiamato ad intervenire, si rivolge ai ragazzi del Fronte con affermazioni del tono: "...vi abbiamo fatto chiudere via Migiurtinia, vi faremo chiudere anche viale Somalia..."; alla fine, volgendosi verso Francesco Cecchin, lo apostrofa così: "TU STAI ATTENTO, CHE SE POI MI INCAZZO TI POTRESTI FARE
MALE!". La stessa sera, intorno alla mezzanotte, Francesco Cecchin scende di casa insieme alla sorella per una passeggiata fino a via Montebuono, dove un suo amico lavora in un ristorante; verso le 24:15, mentre i due ragazzi sono fermi davanti all'edicola di piazza Vescovio, spunta una Fiat 850 bianca che compie una brusca frenata davanti a loro; dall'auto scende un
uomo che urla all'indirizzo di Francesco: "... E' lui, è lui, prendetelo!". Intuendo il pericolo e, probabilmente, riconoscendo l'aggressore, Francesco fa allontanare la sorella e corre in direzione di via Montebuono, inseguito dagli occupanti della macchina, che nel frattempo il suo guidatore sposta fino all'imboccatura della stessa via Montebuono. La sorella, intanto, si getta vanamente al loro inseguimento, urlando: "Francesco, Francesco!"; le sue grida vengono udite da un giovane che, sceso in strada, nota un uomo darsi alla fuga verso via Monterotondo e qui salire sulla Fiat 850 bianca che si allontana velocemente. Dopo aver telefonato alla Polizia, il giovane viene raggiunto da un inquilino dello stabile di via Montebuono 5 che lo informa della presenza, sul
suo terrazzo sottostante di cinque metri il piano stradale, di un ragazzo che giace esanime al suolo; il giovane, giunto sul posto, riconosce in quel ragazzo il suo amico Francesco Cecchin.

Il corpo è in posizione supina ad una distanza di circa un metro e mezzo dalla base del muro; perde sangue da una tempia e dal naso e stringe ancora nella mano sinistra un mazzo di chiavi, di cui una che spunta dalle dita è storta, e in quella destra un pacchetto di sigarette.

A questo punto, mentre sarebbe stato lecito attendersi immediate indagini da parte delle
forze dell'ordine, si assiste invece all'affrettarsi di tutti a liquidare l'accaduto come un incidente. Secondo alcuni Francesco, "impaurito", avrebbe scavalcato il muretto del cortile senza rendersi conto che al di sotto ci fosse un salto di cinque metri. Altri hanno addirittura negato che vi fosse stata una colluttazione tra il giovane e i suoi aggressori, come ha fatto il commissario Dott. Scalì.

Apparendo questa versione sospetta, mentre alcuni militanti del F.d.G. vegliano Francesco in coma, altri cominciano a fare indagini private, che portano a scoperte molto interessanti: innanzi tutto si viene a sapere che Francesco conosceva molto bene quel palazzo e il suo cortile, in quanto ci abita un suo amico; inoltre risulta strano che il corpo sia stato trovato in posizione supina, anziché riversa, tipica di chi si lancia, e senza fratture agli arti, inevitabili quando si effettua un salto volontario da una simile altezza. L'ipotesi che Francesco sia stato gettato di peso viene inoltre avvalorata da altri due particolari: il trauma cranico, sintomo che il peso dell'impatto al
suolo si è scaricato tutto sulla testa, e il fatto che questa si trovi più vicina al muro rispetto ai piedi.

La chiave piegata tra le dita di una mano e il pacchetto di sigarette nell'altra sono una prova ulteriore che gli aggressori hanno gettato il corpo di Francesco, già esanime, al di là del muretto che delimita il terrazzo: chi pensa di lanciarsi oltre un ostacolo cerca infatti di avere le mani
libere.

Che prima di questo tragico epilogo ci sia stata una colluttazione è dimostrato dalla chiave piegata rinvenuta tra le dita di Francesco, sicuramente usata come arma di difesa contro i suoi assassini. Anche le ferite riscontrate su tutto il corpo confermano la tesi dell'aggressione, essendo queste di natura traumatica e riconducibili a colpi ben assestati da persone esperte.

A rendere inconfutabili queste tesi altri due importanti elementi: le tracce di sangue riscontrate sul pavimento del cortile lunghe alcuni metri fino al bordo del muretto e la dichiarazione resa da alcuni testimoni che affermano di avere udito: "LE GRIDA DI UN RAGAZZO, POI ALCUNI ATTIMI DI SILENZIO...E INFINE UN FORTE TONFO NON ACCOMPAGNATO DA ALCUN GRIDO".

Risulta difficile credere che una persona possa gettarsi spontaneamente giù da un muro alto cinque metri senza emettere neanche il minimo suono vocale.

Il 16 giugno, dopo 19 giorni di coma, Francesco muore.

Le indagini infine partirono ma tardi e male.

Stefano Marozza, militante del PCI e proprietario della famigerata 850 bianca, fu arrestato. Disse di essere andato a vedere un film al cinema ma gli inquirenti verificarono che, quella sera, il cinema indicato da Marozza era chiuso per turno di riposo. Ciò nonostante la potente macchina di copertura del PCI si mise in moto e mentre le indagini proseguivano a rilento e non ci si preoccupava di verificare chi poteva essere insieme al Marozza, questi venne fornito di un nuovo alibi, questa volta perfetto; ogni prova ed ogni riscontro venne fatto sparire.

Anni dopo il giudice, scrivendo la sentenza, dovrà dichiarare che se egli non era in grado di condannare l'imputato, se non era stato possibile fare piena luce sull'omicidio Cecchin, questo doveva essere ascritto ai ritardi nelle indagini di quei giorni, al modo di procedere degli investigatori, al punto che il magistrato ipotizza possibili procedimenti nei confronti degli organi di Pubblica Sicurezza.

Ma noi non abbiamo mai perso la speranza che sia fatta finalmente giustizia.
L'importante è non dimenticare.

MAI.”

venerdì 12 giugno 2009

lunedì 8 giugno 2009

martedì 2 giugno 2009

FRANCESCO VIVE NELLE NOSTRE LOTTE!

lunedì 1 giugno 2009


Nasce “LA MUVRA” Gruppo Escursionistico Montano legato a CasaPound Italia.

Il G.E.M. “La Muvra” si occuperà di escursionismo per conoscere, scoprire e trovare. Conoscere l’intima sensazione di libertà, scoprire ciò che la montagna e la natura puo donarti, trovare il senso di libero equilibrio trà profondità, elevazione ed azione e contemplazione.

Ascendere e Discendere come “DIVENIRE”.
Quindi non ci occuperemo di sport/agonismo.

LA MUVRA ha un proprio statuto ed una assicurazione, ha un Responsabile Nazionale ed una Direzione Nazionale, si apriranno altre sezioni in altre città e quindi si cercano Responsabili competenti che si occupino di escursioni e organizzazioni. Il prezzo del tesseramento è di €15. Per il tesseramento "LA MUVRA" si può farlo anche on line, servono solo dati anagrafici. E' comprensivo di tesseramento "La Muvra" (valido tutto l'anno 2009) e assicurazione valida fino al 31 agosto 2009, visto che l'anno sportivo è 1 settembre/31 agosto.

Altrimenti:
Solo Tessera "La Muvra" €10
Solo assicurazione €10

Visto che abbiamo iniziato in anno già inoltrato il tesseramento è di €15, dal nuovo anno sarà di €20

PER LE ESCURSIONI CHE ORGANIZZEREMO E' PREFERIBILE AVERE L'ASSICURAZIONE

Info : lamuvra@yahoo.it

giovedì 28 maggio 2009

martedì 26 maggio 2009


CASAPOUND ITALIA
F.A.Q.

Ovvero le Frequently Asked Questions, “domande [più o meno in malafede] poste frequentemente” sul nostro movimento.

Che cos’è CasaPound Italia?

CPI è una associazione di promozione sociale regolarmente costituita e riconosciuta. E’ un movimento politico che opera per un’altra politica. I suoi militanti sono in larga parte giovani, le sue attività sotto la luce del sole. Cpi è uno slancio sociale, una speranza di riscossa, un’avanguardia del pensiero. E’ lo scudo e la spada di un popolo tradito, umiliato, venduto e che da solo continua a tradire se stesso. E’ arte, cultura, impegno sociale – in una parola: vita – in un mondo agonizzante e plastificato.

Che legame ha il Blocco Studentesco con CPI?

Blocco Studentesco è il movimento studentesco di CPI organizzato nelle scuole. BS e CPI sono la stessa cosa.

Di cosa si occupa CPI?

Di politica. Ovvero del bene della polis. Cioè di dare speranza, dignità, forza e volontà a un popolo estenuato ed esangue. CPI agisce nella società circostante con una sola volontà che si esprime in mille voci: mostre, conferenze, gruppi di studio, sperimentazioni artistiche, concerti, birrerie, comunità giovanili, palestre, volontariato, sindacalismo, provocazioni mediatiche. E anche elezioni. Se e quando occorre. Se e quando c’è spazio di manovra al di là delle consuete cosche affaristiche. Quindi molto di rado.

CPI è un partito?

Assolutamente no. CPI è trasversale, libera e creativa. CPI ha militanti e programmi, ha carica ideale e non dà speranze di carriera. Quindi non può essere un partito. Ciò non significa che non faccia politica. Ritenere che solo un partito possa fare politica significa avere una visione idealizzata, ottocentesca, superficiale delle dinamiche politiche contemporanee.

Che rapporti ha CPI con i vari partiti della cosiddetta “destra radicale”?

CPI è esterna e autonoma rispetto ad ogni realtà partitica. Forte di questa autonomia può dialogare e collaborare alla pari con ogni partito che desideri avviare un confronto onesto, sia tale partito interno o esterno alla “destra radicale”.

CPI è un movimento extraparlamentare?

Assolutamente no. CPI ha militanti, sostenitori e amici che operano nella politica istituzionale, nell’ufficialità culturale, nelle associazioni che determinano la vita sociale della nazione. Non è un gruppo di reietti sediziosi, di pazzi terroristi, di teste calde in cerca di bravate. Il velleitarismo ribellistico estremista non ci interessa, non ci attrae, non ci piace. Noi vogliamo essere protagonisti del nostro tempo, non comparse in uno spettacolo il cui copione sia stato già scritto assegnando a noi la parte dei cattivi, degli eversivi, degli invasati, dei fanatici. Non faremo questo piacere ai nostri nemici. Non ci rintaneremo negli scantinati a tramare oscuramente. Accusato di complottare nell’ombra contro un regime di cui invece era nemico schietto e solare, il Comandante d’Annunzio rispose: “Ardisco, non ordisco”. E’ il nostro stesso spirito.

CPI è un movimento xenofobo?

Assolutamente no. Le fobie, per loro natura, sono il prodotto di cervelli molli e cuori tiepidi. CPI vuole compiere analisi e formulare soluzioni, non fomentare ossessioni. Analisi radicali e non conformi, senza però invocare la “via più semplice” e cercare i capri espiatori. Non ci interessano le guerre fra deboli e i timori/tremori borghesi. Ciò non significa che la condanna di CPI nei confronti del fenomeno dell’immigrazione di massa, della società multirazzista, delle oligarchie che su di essa lucrano, delle lobby sociali, politiche e culturali che la favoriscono sia meno netta. L’immigrazione di massa è un coltello che taglia da entrambi i lati, che sradica e umilia tanto l’ospite che l’ospitante. Ma riconoscere tutto ciò e attuare di conseguenza una politica di preferenza nazionale e di respiro identitario, non significa essere xenofobi. Significa riconoscere un dato elementare della politica: lo Stato, se è tale, non deve mai dimenticarsi dei propri figli.

CPI è un movimento antisemita?

Assolutamente no. CPI rifiuta le paranoie. Ma, allo stesso tempo, non sopporta neanche i ricatti. CPI difende allora il suo diritto di criticare ogni governo e ogni minoranza organizzata in base al loro operato concreto, senza pregiudizi di sorta, positivi o negativi.

CPI è un movimento omofobo?

Il fatto che due esseri dello stesso sesso si amino e desiderino vivere liberamente la loro sessualità non ci turba minimamente. Certo, non tutti vivono tale condizione con equilibrio e buon gusto, ma questo vale anche per troppe coppie etero e comunque il buon gusto fa parte dello stile, non può certo essere imposto per legge. Allo stesso modo non vediamo il problema nel fatto che tali unioni abbiano un riconoscimento di tipo civile e amministrativo, con l’attribuzione di determinati diritti e doveri alla coppia. Siamo invece del tutto contrari ad ogni ipotesi di adozione di bambini a coppie gay.

Nell’ideologia di CPI è presente l’odio per il diverso?

Noi ci battiamo per un mondo plurale ed in cui le differenze, sotto qualsiasi forma, siano tutelate e incrementate. Vogliamo un mondo con popoli diversi, lingue diverse, culture diverse, religioni diverse, alimenti diversi. Vogliamo un confronto tra forme di esistenza differenti che non degeneri mai nella confusione e nello sfiguramento delle reciproche identità. Chi ci accusa di “odiare il diverso”, quindi, sta semplicemente riciclando uno stereotipo giornalistico che esprime ciò che vorrebbe denunciare: pura e semplice ignoranza. Il nostro nemico è un pensiero che da duemila anni impone eguaglianza e livellamento, è il mondo a una dimensione, è l’omologazione globale, sono le monoculture della mente, i loghi onnipresenti e il cosmopolitismo progressista. E’ tutto ciò che esprime il vero e unico “odio per il diverso”.

CPI è un movimento cattolico?

CPI è un movimento laico e non confessionale. Rispetta ogni credo e ogni via d’accesso al sacro come percorso individuale. Da un punto di vista più politico diciamo invece che un cattolico (così come un pagano, un musulmano, un buddista o anche un ateo) può aderire a CPI se ne condivide programmi, idee, stili, linguaggi. Un cattolico non può invece aderire a CPI se crede di poter perseguire sotto le nostre insegne una politica di stampo confessionale, clericale, reazionario o neoguelfo. Su questi punti nessuna deviazione dalla linea già tracciata sarà tollerata.

CPI è un movimento violento?

CPI fa politica, non teppismo. Non è interessata a mostrare i muscoli. Vuole la forza tranquilla. Ma allo stesso tempo non può permettere che chicchessia ne contesti la legittimità ad agire e a esistere. Noi vogliamo il confronto, ma non rifiutiamo lo scontro, se questo ci viene imposto e se ne va della nostra sopravvivenza politica e fisica.

Ci sono donne in CPI? Se sì che ruolo hanno nell’organizzazione?

Ci sono molte donne in CPI e sono inquadrate nel coordinamento DeA (Donne e Azione). Le nostre ragazze sono sempre in prima linea in ogni azione, dando ogni volta un fondamentale contributo. Nell’articolazione dei singoli ruoli da attribuire in base al genere, CPI rifiuta sia la confusione che la sottomissione. L’umiliazione della donna è tipica del mondo contemporaneo, nei suoi due aspetti materialistico-consumista e fondamentalista-monoteista. Ciò che noi perseguiamo è invece l’organica complementarietà di uomo e donna, per una reale politica della differenza.

I ragazzi di CPI praticano la cinghiamattanza. Siete quindi belve assetate di sangue?

La cinghiamattanza – che tanto sonno ha fatto perdere a moralisti, bacchettoni, gazzettieri, sociologi da talk show – è uno “sport non conforme” la cui carica goliardica e vitalista può essere negata solo da chi sia in aperta malafede. La cinghiamattanza si pratica sempre e solo fra adulti consenzienti. Non è una “iniziazione”, non è un “addestramento”. E’ gioco e lotta e vita. Nessuno è obbligato, nessuno crede realmente di essere “casta guerriera” solo per il fatto di brandire ludicamente una cinta. E’ inoltre un momento di riappropriazione della corporeità. In un mondo che ha con il corpo un rapporto complessato, paranoico, decadente, in un mondo che ha prodotto anoressia, automutilazione, castrazione, stanchezza, a noi piace giocare riscoprendo la bellezza del corpo nel sudore, nell’allegria, nell’azione.

Ma, in due parole, cosa vuole CPI?

Riprendersi tutto

venerdì 22 maggio 2009